NAPOLI, IL CAVALLO MAGICO DI VIRGILIO

La leggenda del cavallo magico di Virgilio affonda le sue radici nella misteriosa Napoli medievale, un luogo intriso di tradizioni e superstizioni. Si racconta che il poeta latino, divenuto un mago, avrebbe protetto la città di Napoli da pestilenze e malanni ancor prima di San Gennaro. Un giorno Virgilio scolpì un cavallo di bronzo che aveva il potere di guarire i cavalli malati, facendo loro compiere tre giri attorno alla statua.

Così descrive il prodigio Matilde Serao<<Quando un morbo fierissimo invase la razza dei cavalli, Virgilio fece fondere un grande cavallo di bronzo, gli trasfuse il suo magico potere e ogni cavallo condotto a fare tre giri, intorno a quello di bronzo, era immancabilmente guarito>>.

In realtà, una lettera del 1471 attesta che fu Lorenzo il Magnifico a donare la testa equina a Diomede Carafa, conte di Maddaloni, grande appassionato di antichità; costui la espose nel cortile del suo palazzo in via San Biagio dei Librai 121, dove la statua rimase fino al 1809, quando l’ultimo principe Carafa di Colubrano la donò al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. L’originale fu sostituito con una copia in terracotta che si trova tuttora nel cortile del palazzo.

La scultura, probabilmente, faceva parte di un monumento equestre eseguito dal celebre Donatello per Alfonso V d’Aragona, re di Napoli dal 1442 al 1458, destinato ad ornare la sommità del portale d’ingresso a Castel Nuovo. Nel 1322, il cardinale Filomarino volle porre fine ai riti pagani che si svolgevano attorno a quel cavallo, per cui distrusse il corpo del cavallo fondendolo per realizzare le campane del Duomo, mentre ne rimase solo la testa. Da allora si dice che, ogni volta che le campane della Cattedrale suonano, si avvertono i nitriti del cavallo. Anticamente, infatti, sulla base della statua si leggeva un’iscrizione oggi conservata nel Museo di San Martino, che recita: <<Qui vedi la testa, le campane del Duomo conservano il mio corpo>>. 

Il resto è leggenda…