FORCELLA: LA LEGGENDA NERA DI SANT'ARCANGELO A BAIANO
Alle spalle del Corso Umberto, nello storico quartiere di Forcella, si nasconde la memoria di uno scandalo senza precedenti che sconvolse la Napoli vicereale, un luogo all’epoca maestoso di cui oggi resta solo un edificio soffocato dal degrado e avvolto da palazzi moderni. Si tratta della misteriosa chiesa di Sant’Arcangelo a Baiano, fondata nel VI secolo sui resti di un sacello pagano da monaci basiliani che dedicarono il luogo a San Michele Arcangelo, detto Baiano per la presenza nell’area di una colonia di abitanti di Baia. La chiesa fu ricostruita nel XII secolo per volere del re Carlo I d’Angiò, mentre il monastero annesso fu ceduto alle monache benedettine. Qui soggiornò Maria d’Angiò, figlia di Roberto d’Angiò, oltre alla famosa Fiammetta di cui si innamorò Giovanni Boccaccio e a molte giovani novizie appartenenti a famiglie della più antica nobiltà napoletana.
Numerose sono le leggende relative a questo luogo misterioso: si parla di riunioni esoteriche, messe nere e incontri orgiastici che vedevano come protagoniste le stesse monache che, costrette dalle proprie famiglie a prendere i voti, intrecciavano relazioni peccaminose con alcuni nobili del luogo. Fu così che in breve tempo la gente del posto venne a conoscenza di quanto avveniva tra le mura del monastero, finchè il Vaticano decise di sopprimere la struttura e trasferire le monache a San Gregorio Armeno. Nel frattempo, però, diversi omicidi si erano già consumati in quel convento, dove almeno due monache morirono avvelenate perchè accusate di blasfemia e sodomia. Una leggenda vuole che tra i resti del monastero si aggiri il fantasma di Chiara Frezza, una delle suore più giovani coinvolte nello scandalo, costretta a bere la cicuta per espiare la sua colpa.
Il mistero forse più raccapricciante tra quelli custoditi nell’ex convento di Sant’Arcangelo a Baiano è, però, nascosto sotto ad una botola che conduceva ai sotterranei del monastero: qui sono stati rinvenuti i resti di alcuni neonati frutto delle relazioni peccaminose delle novizie.
Anche il filosofo Benedetto Croce fu colpito da questi racconti, per cui ne volle conservare la memoria in uno dei suoi scritti: <<Di orrenda memoria, ma per diversa ragione, non perchè infestato di spiriti ma perchè bruttato da fatti di libidine e di sangue e di sacrilegio, era il vicolo di Sant’Arcangelo a Baiano, dove si vedeva ancora la chiesa superstite dell’antico monastero di monache benedettine, abolito nel 1577>>.