ANTIQUARIUM DI POMPEI, UNA MOSTRA SULLA MALEDIZIONE DEI FURTI

Pietre, tessere di mosaico, frammenti di intonaci, anfore: reperti di ogni tipo sono stati trafugati nel corso degli anni dagli scavi di Pompei, col solo intento di portarsi un souvenir a casa, salvo venire poi colpiti dalla maledizione pompeiana. Sono almeno trent’anni che arrivano in Soprintendenza pacchi anonimi corredati da lettere di scuse in cui vengono elencate le sciagure che hanno colpito il responsabile del furto e la sua famiglia. C’è chi ha perso il lavoro chi ha avuto un incidente stradale o ha visto morire qualche familiare. E’ da qui che parte la “leggenda nera” di Pompei.

Un anonimo penitente scrive: "Dopo aver a lungo riflettuto sul gesto compiuto ho deciso di restituire il pezzo rubato: dal momento dell’ingresso dei frammenti archeologici nella mia abitazione per i componenti della mia famiglia sono cominciati i guai". Un giovane inglese che trafugò un frammento d’intonaco racconta, invece, di aver perso i genitori in un incidente aereo, di aver perso il lavoro ed essere stato lasciato dalla moglie.

Gli oggetti restituiti agli uffici della Soprintendenza sono proprio oggetto di una mostra dal singolare titolo: “Il corpo del reato”, con l’augurio che la singolare maledizione pompeiana continui a scoraggiare ulteriori tentativi di furto e aiuti a comprendere l’inestimabile valore di un patrimonio culturale unico al mondo.